La veritá dei passi: father and son

C’é questo film di Akira Kurosawa, che si chiama “Dreams”. In uno degli episodi del film, un emozionato visitatore del Museo Van Gogh osserva il “campo di grano con corvi”. Il suo sguardo incantato ci trascina nei campi di Provenza, frequentati dal povero Van Gogh. E alla fine lo vediamo il maestro, sulla “scena del delitto”, mentre imprigiona sulla tela il paesaggio sulfureo e spettrale dei corvi incombenti, con i gesti convulsi di una locomotiva lanciata.
La tappa che muove da Estella a Torres del Rio inanella scenari che potrebbero essere altrettanti quadri en plain air, tutti per gli occhi. Solo dopo capiró quale libidine possa essere stata questa camminata pittorica per Josè Manuel. Ci conosciamo dopo alcuni vicendevoli scatti lungo il sentiero (un po’ come quando in auto si sorpassa solo per non avere altre auto vicine). Camminiamo da soli. Ci squadriamo un po’, con occhiate severe. Alla fine qualcosa gli dico. Alla fine qualcosa mi dice.
In genere si parte, come sempre, dalle banalitá (il pellegrino non fa eccezione). Quanti chilometri hai fatto, da dove sei partito. Ma se in quella manciata di chilometri tocchi per caso una corda intima, allora su quel cammino rimangono orme che non dimenticherai più.
Ancora nella fase delle banalità, Josè mi conta di essere stato a Roma, ma sembra puntare insistentemente su Michelangelo e Caravaggio. In sintesi, quello che vuole dirmi é che questi due sono gli antesignani della frase “piú vero del verò”. Mio commento: é vero. Mi sento un po’ scemo.
Dopo questo primo shock, mi difendo annoverando le specificitá – tutt’altro che banali – della tecnica ad acquerello. E quando, lungo il cammino, un rapporto si fa speciale, non si può non tirare fuori il primo amore: Van Gogh, ovviamente. Il bello é che José Manuel é il ritratto sputato di Paul Gaugin. Giuro. Ed eccoci lí, a parlare di Vincent e delle sue notti stellate. Mi vengono in mente i versi di una canzone sulla quale sto lavorando adesso. Il ritornello dice “Fulgida stella, le cicatrici sono le stelle di Van Gogh”.
Altre due cose danno a Jose Manuel un posto speciale nel mio cammino. La prima: finiamo a parlare di quello che ti fa vivere il Cammino. Josè, che lo ha giá fatto piú di una volta, mi parla delle che persone che si reincontrano, a distanza di giorni. Una gioia speciale. Guarda caso, reincontrerò José Manuel.
La seconda: ha deciso di rifare il cammino per portare suo figlio, sedicenne. Gli dico che secondo me é una cosa stupenda. D. potrá vedere il papá a contatto con la gente,pellegrino tra i pellegrini. Lo vedrá disponibile, simpatico, fragile, insicuro, o che ne so. E poi, in fondo, in cammino tiriamo fuori il meglio di noi stessi. Non c’é nulla da perdere e c’é un mondo da conoscere.
Il cammino é un canale di comunicazione.

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