Dracula sulla strada

Qualcuno parla di vari stadi del Cammino, corrispondenti ad altrettanti stadi di consapevolezza. Uno stadio fisico – i primi sette-dieci giorni – quando la mente è sotto scacco del corpo. Uno stadio emotivo e uno, infine, spirituale.
In genere sono allergico alle categorie e, del resto, in questo momento, sotto un sole fotonico, nel bel mezzo di una meseta che sembra più il deserto del Sahel, gli stadi sembrano piuttosto ambigui: sono esausto e disidratato, eppure sto transumando, vicino allo stato gassoso, e  non saprei se la cosa parta dal corpo, dallo spirito o dalla mente (comunque evaporata).
Per fortuna, adocchio l’unica sagoma d’alberello, in diciassette chilometri, bella come un miraggio. Ci arrivo (vivo) e mi accascio all’ombra spilorcia. Ma ecco che balugina in lontananza un’altra sagoma audace . Miraggio per miraggio, mi sembra di vedere un uomo avvolto in una mantella o in un vestito lungo nero: cosa da pazzi con questi quaranta gradi all’ombra.

“Come, come, lay down in the shade” – gli faccio. Si siede di fianco a me. Avvolto dalla sua palandrana.
Gli do’ due minuti per ripigliarsi e poi parto alla carica: “How are you doing?”

“Caldo”
Devo avere un accento italiano tremendo. L’uomo in nero protegge dal sole una pelle bianchissima.

“Da dove vieni”?

“Transilvania”.
Ecco: ogni paese ha davvero il suo pellegrino qui sul Cammino. Ed io sono di fronte al principe delle tenebre.

“Non così caldo, eh, in Transilvania”

“No, non così caldo”

Non resisto e vado subito al punto: “Non fa un po’ troppo caldo con quella roba addosso?”

“No lino è la cosa migliore per il caldo e luce”“ah, si certo…e com’è la Transilvania, un po’ spettrale, eh?..” – nooo: sto facendo incazzare Dracula…sto facendo incazzare Dracula!!..

“Transilvania è una terra bellissima, piena di verde, montagne,natura, anche la gente è molto buona”

“Molto…buona?”

“Peccato per immagine stupida che la Storia ha lasciato di Transilvania, con cinema di pipistrelli e vampiri”

“eh sì…sì: cazzate! I vampiri…ma andiamo!…”

“vieni in Transilvania e vedrai. Io riprendo la strada. Se ti fermi stasera all’albergue, faccio gulash”

“Ah, grazie che gentile, buen camino!”
Ancora un po’ incredulo, lo guardo allontanarsi silenzioso davanti al suo mantellone, così lontano dalla sua Transilvania e dalla sua notte. Chissà cosa sta cercando Dracula sulla strada. Forse si è perso dietro a una donna, sempre il solito romanticone.
Quanti incontri incredibili, anche quando restano cose di un attimo. E chi lo sa chi è il vero Dracula: lui o io, che cerco di leggere negli occhi degli altri che cosa li spinga fin qui. Io che succhio loro l’anima.