Canzone dopo canzone

Viaggio tra le tracce con Gigi Giancursi (ex Perturbazione)

01 – Attaccavano un’acciuga

La via del sale, composto prezioso che parte dal mare e risale le coste fino alle valli, senza più alcun legame con l’elemento liquido da cui fuoriuscì.
Il disco si apre con questo distacco-abbraccio verso la civiltà contadina, come a dire che altre partenze e altri mondi ci son stati, e altri ancora a venire, anche se noi contadini non lo avremmo mai pensato.

 

02 – Telefono casa

Il senso della mancanza mentre tutto è in marcia. Ritmo sostenuto, riflessioni e invocazioni. Sentirsi alieni nella propria vita, fatta di gioie mancate, di tradimenti, di sussidi, di certezze che spariscono.

 

03 – Le cose prime

In un certo senso, una canzone alchemica sull’Amore irrealizzato e sulle priorità dei desideri. Una delle melodie più emozionanti dell’intero disco.

 

04 – Fulgida stella

E’ possibile un connubio tra l’antico e il moderno? Tra la terra e le stelle? Tra quello che eravamo e quello che siamo diventati? Grazie agli strumenti arcaici e le voci dei Fratelli Mancuso – stelle della world music internazionale – incontriamo tessiture electro e inflessioni ancestrali, sul sentiero di questa canzone di perdita e nostalgia celeste.

 

05 – La grande migrazione

Nel mondo che abitiamo abbiamo infinite possibilità e pochi strumenti per realizzarne una. Restano soltanto “i piedi che portano via”. Ognuno di noi parte per la propria grande migrazione salutando il proprio divano.

Alla seconda voce Matteo De Simone (Nadàr Solo), fresco della collaborazione con Il Teatro degli Orrori.

 

06 – Radice

Un’atmosfera di folk mediterraneo apre un nuovo capitolo al viaggio di conoscenza che percorre il disco. Un perfetto equilibrio tra il sud e il nord, tra l’alto e il basso, tra la voglia di mettere radici e la paura di farlo per davvero.
Ispirata all’homo radix di Tiziano Fratus.

 

07 – Nuova grammatica

Un po’ Africa nell’atmosfera delle strofe, Caraibi nella ritmica, e un pizzico di Perturbazione. Ma in principio era il Verbo, il Logos. Tutto ciò che conosciamo, lo descriviamo a parole. La crisi e la rinascita sono due grammatiche in lotta, come famiglie tradizionalmente avverse. E noi in mezzo.

 

08 – Avenida

Il cuore di quello che si è ascoltato finora e di quello che si ascolterà.
La poesia musicale e testuale di Avenida ci porta alla questione fondamentale, al nodo, ai nodi alla vita che ci siamo confezionati, e che ogni tanto riusciamo a sciogliere o ad allentare solo con una certa idea di viaggio, una certa idea di strada.

 

09 – Il mondo a catinelle

L’esplorazione dell’adolescenza, da “Les enfants terrible” di Cocteau al “Lato proibito” di Samuele Bersani. Una pioggia di cui si avvertono le gocce, il profumo della terra bagnata ma anche un sereno presentimento che il sole sia poi a due passi, se fatti in direzione dell’Altro.

 

10 – Will machine

“Quest’ordigno uccide i Fascisti!” tuonava la chitarra di Woody Guthrie. “Questo ordigno non uccide nessuno” smussava l’umile chitarra di Orlando, insieme con lui per 760 km a piedi fino a Santiago de Compostela: piccoli piccoli dietro a un grande Desiderio. Quella chitarra fu la sua “Macchina del Desiderio”.
Con loro, in questa traccia, Fabrizio Cammarata, astro nascente della musica globale.

 

11 – Falso movimento

E’ in cima alle vette della Società, o prossimi al punto di non ritorno della Velocità, che molti capiscono di volere tutt’altro.

Il gioiellino pop di matrice rock italica ce lo ricorda alla perfezione.

 

12 – Dracula sulla strada

Perché Dracula sulla strada? C’è un legame tra Kerouac e Bram Stoker? Acqua. C’è qualcosa tra il vampiro e il percorso? Fuocherello. C’è qualcosa tra Me e un Vampiro? Fuoco. Siamo il sangue che succhiamo dalle esperienze che si chiamano “gli altri”. Che viaggiano come Me.
Quanti chilometri ho fatto?

 

13 – Io e l’ombra

Tutto il viaggio iniziatico contenuto in questo disco viene analizzato da lontano. Ora è dentro un “C’era una volta”. Nulla meglio di questa melodia poteva rievocare, come una favola, l’opera che hai appena finito di ascoltare.
Chiude in bellezza il violoncello di Elena Diana.

 

Gigi Giancursi