from Orlando to Santiago editoria & crossmedia

Al termine del mio cammino, sulla scogliera di Finisterre, incontrai un uomo, anche lui alla fine del suo viaggio, e una semplice gioia o pietà per noi stessi ci riportò alla domanda iniziale: «Che significa essere un pellegrino?» Un attimo dopo, tra le raffiche del vento, l’uomo disse: «significa pregare coi piedi».

Questo lavoro non è il solito libro sul Cammino di Santiago di Compostela. Non è un saggio e non è un romanzo diaristico, anche se si articola attraverso il giorno per giorno di un viaggio realmente vissuto e qualche licenza romanzesca. Non è nemmeno una guida ma, piuttosto, un’”anti-guida” per temi o motivi, come #viandanza,#corpo,#serendipity, etc. riportati proprio così, per hashtag, nel corso della narrazione. Di sicuro è una storia vera: la mia.

Sono partito a piedi dai Pirenei il 9 di Luglio del 2012 – anno domini della Crisi Globale – alla volta di Santiago di Compostela con uno zaino, una piccolissima chitarra da viaggio e un tablet per scrivere e condividere. Volevo comporre un’opera lungo il Cammino: prima di tutto un disco di canzoni, prendendo da esso ispirazione, storie, racconti, verità e fatuità. Più in generale, volevo provare ad essere un tramite, uno specchio artistico di quel Cammino, possibilmente per molti, se non per tutti, in real time. Così ho messo insieme tutto quello che avevo sempre fatto: scrivere, cantare, raccontare, ascoltare, viaggiare.

Il viaggio qui narrato è un Cammino di Santiago con gli strumenti del cantautore, il viaggio di un’artista 2.0 con la sete d’incontrare e conoscere, di dimenticarsi e di perdersi. Al grido di “sconfiggere la Crisi Globale con le canzoni!”, il cantautore “chisciottesco” non camminerà invano e, senza negare le proprie crisi personali, riuscirà nell’impresa di “cantare” quella “Spoon River dei vivi”, scoprendo che il Cammino di Santiago dispensa un’arte più grande: l’arte dell’incontro. Io l’ho raccontato. Ora tocca ai fiduciosi.