Prossimamente sulla Strada

A quelli che stanno aspettando dico “animo”, il camminatore scivola piano, prende deviazioni ma prima o poi arriva. E aspettarlo sarà valsa la pena. Ci rivediamo nel 2014 con uno spettacolo, un disco (in anteprima ai sostenitori del progetto), un libro. E coi piedi stanchi ma felici.

La mia via del sale

La mia via del sale

Le vie del sale: antiche rotte di collegamento, viaggi di approvvigionamento, andate e ritorni dalla terra al mare, tra la Liguria e il Piemonte, l’oltrepo pavese, l’appenino emiliano.
Ed ecco il pretesto: un ingaggio per il CerianaArt, nell’entroterra ligure, in quel di Ceriana, Val D’Armea.
Così il nostro cantautore pellegrino si mette in viaggio a piedi (sennò che pellegrino è?!), zaino e chitarrina in spalla, dal Colle di Nava, per sudarsi anche lui la sua via del sale. Da lì, l’itinerario prescelto prevederebbe un cammino piuttosto sicuro, su strade battute e accessibili. Ma le cose non andranno così.
Prima regola dell’”escursionista avventuriero”: se non conosci le zona che attraversi e sei solo, cerca di fare in modo di non essere troppo isolato dal mondo.

Ore dieci: già molto tardi per una giornata al passo. Da Nava mi aspettano  le ore più calde del giorno, e venti chilometri di provinciale, a meno di non trovare un passaggio fin su a S.Bernardo di Mendatica, il punto più strategico da cui infilare la via che porti verso Triora.
Vedo passare un fuoristrada scabinato con, a bordo, due giovanissimi ragazzi: capelli,  pensieri e sorrisi al vento, forse diretti al loro buen retiro, a preparare esami senza ammazzarsi troppo. Allungo il pollice all’ultimo istante, in modo che ormai sia troppo tardi per fermarli – ma perché sono così idiota?
Seconda regola dell’escursionista avventurieroricordarsi che la vera stanchezza non viene dall’usura del corpo ma da quella dei nervi .
Poi, sbuca da una curva un rimorchio, che mi si affianca senza bisogno del “dito”: Ciao! Fai il giro del mondo a piedi? Monta su! Io mi fermo a S.Bernardo.”

Saluto Settìmio, camionista altruista, non prima di sentirmi dire: “ma non ti rompi i coglioni a camminare tutto il tempo da solo?”
Il paese è una strada, una locanda e i venti che spazzano i crocevia. Siamo a 1263 m sul livello del mare. L’orientamento è molto più complesso delle rassicurazioni della locandiera. Poi incontro l’imbocco a un sentiero che affonda nel bosco. A questo punto ho già girato abbastanza per non avere più idea della mia collocazione. In teoria, dovrei andare a sud ovest.
Terza regola dell’escursionista avventuriero: premurarsi di avere sempre una bussola con se’.  E qui mi va bene: ho la bussola di default sul telefonino. Per ora.

Quarta regola dell’escursionista avventuriero: mai interpretare uno stato di favore o di benessere presenti come permanenti. La sfiga è sempre dietro l’angolo.

Cielo plumbeo. Si scatena sul bosco una tempesta d’acqua e fulmini. Mi bardo con il k-way che, per pura abitudine, ho buttato nello zaino. Calma, niente panico. Ma che calma! Sono smarrito tra una direzione e l’altra del sentiero (ora una specie di golfo mistico), terrorizzato dall’eventualità d’essere preso da un lampo. L’istinto mi dice: spegni il cellulare, butta via qualsiasi superficie puntuto-metallica, e allontanati da rocce e alberi. Quinta regola dell’escursionista avventuriero: da bravo, butta via qualsiasi superficie puntuto-metallica e allontanati da rocce e alberi, in caso di tempesta. Vedi, delle volte, l’istinto!
Così mi trovo davanti il segnavia che recita “AV”E’ il segnale dell’Alta Via, mitico sentiero di montagna che attraversa tutta la catena delle Alpi Marittime (e parte dell’Appenino), fino alla piana di Sarzana, per un totale di 442 chilometri.
Di fianco, un nuovo cartello indica “Rifugio San Remo: 4 ore”.

Senza più copertura telefonica, si impone la scelta che può fare la salvezza o la rovina dell’escursionista avventuriero. Scelta che è anche la sesta regola:  se nella macchia non capisci più una mazza, sali in cima, dove di sentiero ce n’è uno solo (se c’è).
E il tempo finalmente mi accompagna, rischiarando mano a mano il cielo e la dorsale sottostante.  Il sentiero si snoda in cresta, tra due versanti che declinano dolcemente. Sono sull’estremità più alta della montagna, sopra le nuvole e il campo aperto della dorsale. Sto passeggiando sulla cima del mondo (con una chitarrina in spalla!), per arrivare migliaia di metri più in basso, a cantare canzoni tra il calore degli esseri umani.

Scivolo sulla cresta, senza paura. Tocco la Cima della Garlenda (2141 metri), scendo al Passo del Frontè (2090 m). In  questo lembo di stagione, la montagna è un’eplosione di fioritura: ci puoi trovare anche gli anemoni alpini, rarissimi, che paiono essersi conservati come resti glaciali.Tra le rampe del Monte Cimonasso e la Cima della Valletta, se ne sta piantato, come una casetta di Heidi, il Rifugio San Remo, a 2054 metri. Oramai si avvicinano le sette della sera. Oltre non mi posso spingere. E del resto, di benzina non ne ho proprio più.  Intorno al rifugio, nessuno. Lungo il sentiero non ho incontrato anima viva. La casetta di Heidi sembra essere chiusa.
Settima Regola dell’escursionista avventuriero: fà il piacere di controllare prima quali i rifugi aperti e quali chiusi.

Al suono del campanaccio, la porta si apre. Un signore attempato, irsuto, dalla distanza siderale delle lenti appuntate al naso, mi fissa per una ventina di secondi, senza dire una parola. “Mi arrendo – gli faccio – devo fermarmi qui. C’è posto?” Dice qualche parola confusa, poi passa ai gesti. Non è italiano. Mi fa cenno di entrare. Con noi una donna. Presumibilmente, la compagna dell’uomo irsuto.
Si chiamano Teo e Regula. Sono svizzeri, neutrali ma disponibili: rispetto al mio arrivo non manifestano disappunto, né – per contro – particolare accoglienza. Forse si stanno attenendo ad un elementare codice di soccorso alpino, ma di fatto saranno i miei salvatori.

Accettano che io dorma la notte al caldo. La camerata, al piano di sopra, non è piccola e i posti letto numerosi.
A notte fonda, vengo strappato al sonno dalla sete. Scendo in cucina e tracanno un bicchierone d’acqua del rubinetto. Poi, leggo con terrore la scritta “non potabile”!
Come in un vero rifugio di alta montagna, manca l’allacciamento. Quella che c’è – quando c’è – è la piovana, raccolta in una cisterna, e destinata alla pulizia delle stoviglie e poco altro. Ottava regola dell’escursionista avventuriero: in montagna l’acqua è rara e preziosa e non sempre è a tua disposizione. La montagna insegna l’umiltà.

Saluto i miei ospiti, inetto a dire tutta la mia gratitudine, e mi metto in cammino, senz’acqua e con un panino avanzato dal giorno prima. Nona regola dell’escursionista avventuriero: mai trovarsi senz’acqua o senza cibo. Questa l’ho sgarrata solo a metà.
Al Rifugio Allavena – intorno ai 1550 di Colla Melosa, a mezza costa - vengo conquistato da magnifici gesti d’accoglienza e personaggi irripetibili.
Uno su tutti, Adamo, capo cambusiere e jukebox di minchiate del rifugio. Lui è l’archetipo. Il primo uomo. Anche i modi sono maliziosamente primordiali. Quando gli dico che l’indomani mattina vorrei fare colazione molto presto, mi risponde “certo puoi uscire fuori a brucare un po’ d’erba.” E’ il suo marchio di fabbrica, e funziona.

Ed ecco Cerianaaggrappato al cielo, scosceso, scalèno e bellissimo.
Paese di iperboliche bestemmie e di commentarii osceni, equipara i suoi umori e le sue sparate alla durezza della vita, alla durezza delle case di rocche, alle sue frane, alle arenarie friabili, ai faticosi camminamenti, detti carrugiTutto è ristretto in piccolo; ogni gesto è educazione all’essenzialità, valore aggiunto dell’avere meno; ogni passo è in salita o in discesa. Rarissime le circostanze in piano.

Così, nell’abbraccio della comunità e del CerianaArt, ogni imprevisto è un lusso: il concerto dirottato per maltempo dalla magnifica Piazza Marconi al marciapiedi coperto di una strada di collegamento, e sono decine i dirimpettai a farci da pubblico improvvisato, e autobus, api-piaggio e motorette a fendere la scena, quasi a dirci che l’arte che entra nelle case, cammina sulle strade, scivola nella vita reale è  forse quella più nobile.

Decima regola…

 

 

 

#lamiaviadelsale

Una viandanza tra Piemonte e Liguria – la seconda settimana di Luglio -  lungo le vie del sale, con arrivo a Ceriana (Im), e performance finale a base di  “divagazioni cantuatorali di mobilità elementare”

Domenica 14 Luglio, P.zza Marconi, ore 18.30, Ceriana (Im)

- ore 17:00, al Palazzo Roverizio: incontro con la cittadinanza e gli artisti che espongono le loro opere a CerianaArt 2013
- ore 18:30, in Piazza Marconi:  reading-concerto,  frutto delle precedenti “divagazioni” tra Santiago e il Piemonte, in cui restituire  “a caldo” anche gli ultimi passi in territorio cerianasco e le ragioni di chi cammina, interroga e osserva, in un mantra dei passi e delle cose “essenziali”,  in cerca dell’arte più grande, quella dell’incontro.
In scena:
Orlando Manfredi: voce, chitarra, samples
Stefano Micari: basso, voce, samples, mandolino

Dracula sulla strada

Dracula sulla strada

Qualcuno parla di vari stadi del Cammino, corrispondenti ad altrettanti stadi di consapevolezza. Uno stadio fisico – i primi sette-dieci giorni – quando la mente è sotto scacco del corpo. Uno stadio emotivo e uno, infine, spirituale.
In genere sono allergico alle categorie e, del resto, in questo momento, sotto un sole fotonico, nel bel mezzo di una meseta che sembra più il deserto del Sahel, gli stadi sembrano piuttosto ambigui: sono esausto e disidratato, eppure sto transumando, vicino allo stato gassoso, e  non saprei se la cosa parta dal corpo, dallo spirito o dalla mente (comunque evaporata).
Per fortuna, adocchio l’unica sagoma d’alberello, in diciassette chilometri, bella come un miraggio. Ci arrivo (vivo) e mi accascio all’ombra spilorcia. Ma ecco che balugina in lontananza un’altra sagoma audace . Miraggio per miraggio, mi sembra di vedere un uomo avvolto in una mantella o in un vestito lungo nero: cosa da pazzi con questi quaranta gradi all’ombra.

“Come, come, lay down in the shade” – gli faccio. Si siede di fianco a me. Avvolto dalla sua palandrana.
Gli do’ due minuti per ripigliarsi e poi parto alla carica: “How are you doing?”

“Caldo”
Devo avere un accento italiano tremendo. L’uomo in nero protegge dal sole una pelle bianchissima.

“Da dove vieni”?

“Transilvania”.
Ecco: ogni paese ha davvero il suo pellegrino qui sul Cammino. Ed io sono di fronte al principe delle tenebre.

“Non così caldo, eh, in Transilvania”

“No, non così caldo”

Non resisto e vado subito al punto: “Non fa un po’ troppo caldo con quella roba addosso?”

“No lino è la cosa migliore per il caldo e luce”“ah, si certo…e com’è la Transilvania, un po’ spettrale, eh?..” – nooo: sto facendo incazzare Dracula…sto facendo incazzare Dracula!!..

“Transilvania è una terra bellissima, piena di verde, montagne,natura, anche la gente è molto buona”

“Molto…buona?”

“Peccato per immagine stupida che la Storia ha lasciato di Transilvania, con cinema di pipistrelli e vampiri”

“eh sì…sì: cazzate! I vampiri…ma andiamo!…”

“vieni in Transilvania e vedrai. Io riprendo la strada. Se ti fermi stasera all’albergue, faccio gulash”

“Ah, grazie che gentile, buen camino!”
Ancora un po’ incredulo, lo guardo allontanarsi silenzioso davanti al suo mantellone, così lontano dalla sua Transilvania e dalla sua notte. Chissà cosa sta cercando Dracula sulla strada. Forse si è perso dietro a una donna, sempre il solito romanticone.
Quanti incontri incredibili, anche quando restano cose di un attimo. E chi lo sa chi è il vero Dracula: lui o io, che cerco di leggere negli occhi degli altri che cosa li spinga fin qui. Io che succhio loro l’anima.

 

 

 

 

Al via la fase D (come Disco)

Dalla culla del progetto fino ad oggi, ci son state densissime cose: incontri, conoscenze, telefonate, notti insonni, letture, preparazioni, mali ai piedi, chilometri, sbattimenti, levate d’ingegno e cantonate, opere d’azione e di scaramanzia, fino alla posa del primo passo sul Cammino di Santiago, e del passo seguente, e di quello dopo ancora, uno via l’altro.
E lì altri incontri (troppi da raccontare ma lo farò, prima o poi…), mali ai piedi, chilometri e chilometri, pasti voraci, seti bestiali, ore rubate al sonno, buttando dentro parole e note e corde e accordi e diari e canzoni, che fossero buoni per me e per tutti.

Tutto per re-imparare a Camminare (di metafora in metafora)), con la convinzione che il tema non fosse solo personale ma, piuttosto, epocale.

Così, dopo l’anteprima dello spettacolo “fromOrlandotoSantiago” per TorinoSpiritualità, siamo a un altro snodo importante del progetto. Quello più musicale e discografico.
Abbiamo raccolto canzoni, musiche, suoni d’ambiente, parole destinate a galleggiare su paesaggi sonori. Ora io e i miei compari (Andrea “Pacia” Pagliardi, Elvis D’Elìa, Stefano Micari) iniziamo ufficialmente a lavorare per il nuovo disco di duemanosinistra.
Ha inizio la preproduzione, maestri di cerimonia Gigi Giancursi (Perturbazione) e Gianni Condina a condividere con noi la produzione artistica.

A tutti coloro che stanno seguendo il progetto e a quanti hanno partecipato alla campagna di crowdfunding, diciamo “al tempo, pellegrini!”, stiamo iniziando a porre le basi per i vostri downloads!
Anche adesso vorremmo sentirci dire: “buen camino!” (e se il disco si chiamasse così?!…)