La verità dei passi

while walking it’s important to delete weight. Not so important before.

Caminando es importante dejar peso. No asì importante antes.

Questo l’ho capito in mezzo ai boschi del Monte Oca, che da Belorado salgono in cielo e poi giù a strapiombo fino a San Juan de Ortega.
Mentre sento il tendine achilleo come un filo rovente che si sta per spezzare e l’acqua della borraccia sciabordare nella mia testa, in una risacca infinita – chiaro segno che sto trasnumanando – incrocio un giovane coreano. Anche lui sta tornando a piedi da Santiago. Cammina volando sull’asfalto, danzando con le anche, slanciando la testa verso il cielo. Io sono piegato sulle mie racchette come un paralitico, il passo ormai completamente asimmetrico. Mi plana di fianco come una rondine in livrea, per non privarmi del solito “buen camino!” Ma vaff!…ma mettiti nei miei sandali, fratello.

Poi però ho pensato ci fosse qualche ragione nel suo essere così evanescente e – diciamolo – non troppo empatico.
Non bisogna concedere peso a ciò che già costituisce un peso. Non c’è rimedio peggiore alle sofferenze del Cammino che incassarsi, incagliarsi, concedere peso alle proprie infermità. Meglio camminare di meno, riuscendo a rimanere leggeri sui propri passi. Questo è vero in tutti sensi. Quello strettamente biomeccanico e quello dello spirito.

In ogni caso, la verità dei passi è quella che ti regala l’incontro importante.
Fino a qui le rivelazioni più intense sono state quelle dettate dai passi. Non ho dubbi.
Keep in touch!

P.s.
a proposito di perdita di “peso”: perduto il mio asciugamano a Puente la Reina (scusa Silvio!), mi ero ripromesso di comprarne uno nuovo al primo grosso pueblo o città. Avrei dovuto solo resistere un paio di giorni, asciugandomi con la maglietta sudata (sì, non è il massimo ma non c’è altro modo). Beh, mi sono accorto che, se non si vive in Alaska, un asciugamano non è indispensabile in viaggio. Dunque faccio senza. E’ pur sempre un modo di lasciare peso.

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The Pilgrim Age

Prima o poi vorrei scrivere una canzone su questa nuova epoca, che sembra piú credibile vestita di stracci che di chiffon.

L’Etá del Pellegrino non ha etá anagrafiche ma è certamente adesso. Si puó fare il Cammino per mille motivi. Negli ultimi giorni, uno di questi mi é caduto in testa come un masso, ma spinto da una forza serena, se non proprio lieta. Si chiama Lavoro. Alcuni di questi pellegrini non ce l’hanno piú: tolto da sotto i piedi, tanto per rimanere in tema. Dubito si mettano a fare centinaia di chilometri di buon passo per chiedere al santo se può mettere una buona parola. Forse si muovono per consumare un tempo aurorale, lo spazio e il tempo di un nuovo inizio.
Il Cammino è un percorso di senso, per chiunque. I pellegrini del Lavoro si muovono per fermarsi in quel corridoio di specchi, che ci fa considerare noi stessi come possibilità. Le persone sono le risorse.

In un certo senso, é cosí che re-impariamo a camminare, a tutti i livelli. Essere pellegrini é anche essere un po’ pionieri, alla ricerca di un nuova canzone, una nuova idea, un nuovo lavoro, un nuovo gioco, un nuovo amore, un nuovo carburante, una nuova economia, un nuovo mondo. Da non dimenticare al 30° km di fatica quotidiana.

Incontro Josè Antonio sul cammino che porta a Trinidad de Arre, diretto a Pamplona. Sta seduto su una panca di pietra, davanti alla iglesia. Si accattiva subito la mia simpatia con una dritta preziosa: i rifugi per i pellegrini a Pamplona sono tutti chiusi, per la feria di San Firmìn. Fantastico saperlo dopo quasi venti chilometri di passo spedito. Poi ammicca e mi fa “hay uno abierto, cerca del Ponte Magdalena. Pero tienes que ir mas rapido”. E vabbè, più rapido di così! Facile detto da lui, che è uno che il lavoro l’ha lasciato sua sponte, per mettersi a fare il pellegrino di mestiere. Un pellegrino per vocazione. Anzi per intervento divino.
Prima faceva il cuoco a Cadice, poi un bel giorno decide di mettere il suo mestiere a servizio sulle navi e si imbarca, a Capo Nord. Però la nave fa naufragio, i suoi compagni muoiono inesorabilmente e lui rimane in vita aggrappandosi per due giorni ai loro corpi. Dopo una roba così, un pellegrinaggio mi sembra il minimo (nei suoi panni avrei chiesto direttamente un counseling a tutti i santi). Ma lui ha deciso di dedicare la sua vita al pellegrinaggio mariano. E ormai sono passati più di dieci anni e i chilometri non si contano più. Josè tira fuori dallo zaino un faldone enorme, pieno di articoli di giornale su di lui. E’ una specie di celebrità, insomma. Credo che si sia fatto fuori un bella liquidazione solo pellegrinando. Lui, comunque, non chiede nulla e, alla fine, due euro glieli dai.

Something’s changing. The fact of having less, or not having anymore, isn’t just only a paralizing stuff, but an opportunity. That’s telling us something about how it was living when living was better. This is what i mean as “pilgrim age”.

“When you ain’t got nothing, you got nothing to lose” (B.Dylan)

From Larrasoaña to Pamplona: km 20,01; steps: 48164
Playwish: “Caravan” (D.Ellington) as played by Michel Petrucciani