Su questi fortissimi desideri

Tutte le utopie hanno sempre un costo terribilmente reale. Penso a Woody Allen che sogna Freud e gli dice “rivoglio indietro i miei soldi”. Cosí, in certi momenti, mi scopro a dire “rivoglio indietro il mio Cammino”. Eppure, sono ancora felice di aver dato vita a questa piccola utopia del Desiderio: essere trasparente e leggere negli occhi degli altri che cosa li spinga qui.

Caminar sobre un hilo, dejarse caer y trairse atrás. Eso es lo que tengo que hacer en este camino. Como si fuera posible pilotar los sueños.

Senza rischiare di cadere, ti puoi perdere a guardare che razza di luci e orizzonti ci siano qui, e allora sí che rischi l’incontinenza emotiva, in una specie di spargimento del meglio di te su tutto ció che di bello appare alla tua portata. Ancora non ho capito se questo succede perché questi posti sono davvero unici, se ci sia di mezzo la potenza millenaria della Storia, o se tutto questo non sia il risultato di un sogno in fondo semplice: prendi un uomo o una donna (o tutti e due, se si sopportano) e mettili in un Ambiente e togli loro auto, moto, pullman, treni, aerei. Solo, lascia una chitarrina di Lilliput e un i-phone a uno che ha deciso di sfidare la crisi globale con le canzoni!

Stuck in Logroño
Playlist immaginaria: “Cold fact” (played all) by Rodriguez

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Telefono casa

Inedito. Half new, half not. Just finished along the trail.

Feeling, thinking, willing

Recorrer distancias invisibles, recorrer distancias gigantes.
Los solos capaces son los pies.

Incontro Marina sulla strada per Zubiri, Larrasoaña. Sta venendo in direzione opposta alla mia. Sta tornando indietro da Santiago, dopo essersela fatta tutta a piedi giá una volta. E` di Bologna e dovreste sentire come pronuncia Ponferrada (qualcosa come “Ponferaaasaaa”), mentre mi racconta di essersi persa piú di un volta, nel buio piú totale, senza libri-guida o mappe ad assisterla. E sí perché le frecce gialle e i cartelli “Camino de Santiago” li trovi solo se ci stai andando a Santiago. In direzione contraria, devi interpretare i segnali dell’andata, che talvolta rimangono nascosti per chi sta tornando indietro.
Marina ha la preparazione fisica di un’atleta. Si é divorata il cammino in una ventina di giorni. Ma una volta a Santiago, é rimasta con la sensazione di non aver vinto nulla. E ha deciso di rifarselo al contrario, quasi fosse una penitenza. Quando poi ha finito per perdersi e perdersi e poi perdersi ancora, allora sì, le è scattato qualcosa: stavolta si è sentita pellegrina.

Garith mi diceva di aver provato a parlare da solo ad alta voce, lungo il Cammino, e di essere riuscito anche a non fingere, dopo un po’.
Ho conosciuto Garith, Jan e Stan la sera prima a Roncisavalle, dividendo con loro la camerata del dormitorio. Due slovacchi e un americano. Giovanissimi studenti, forse sono qui perche’ hanno tutta la vita davanti ma non possono metterci una vita a capire che cosa vogliono fare “da grandi”. Il Cammino e’ un’Interrogazione.
Facciamo strada nelle vene del bosco, al suono di bastoni e racchette, e viviamo in una specie di meditazione dei piedi. Il piede e il passo sono una buona unita’ di misura del tempo presente. Qualcuno dice “Camino clears your mind”. Di certo qui nel presente, sgombro dalle faccenducole o dalle gravi incombenze, c’e’ una feritoia concreta di quel feeling, thinking and willing.
Passato, Presente, Futuro. Durata. Non e’ cosa da cercare, ne’ cosa difficile a trovarsi. E’ la fisiologia del camminare. Sentire, pensare, desiderare. Magari esserne sempre all’altezza. Tutto questo rotola coi nostri passi, fino a quando non inciampiamo in un’effige, dedicata a un viandante come noi. Forse andatosene lungo il Cammino. Si chiamava Shingo ed era giapponese. Posiamo una pigna sul suo pezzo di terra. So long Shingo.

Some talk about swords after reading Coelho’s books. I’d prefer to suicide me with a katana instead of reading him. But maybe we’ve born under a sword swinging on our heads. Ain’t no use to pretend that it isn’t. That sword is calling us to be grabbed.

From Roncisavalles to Larrasoana: km 27,3 / steps: 48691

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Roncisvalle revisited: niente è come sembra

E nello spazio latteo e abissale della montagna stai passando il confine tra Francia e Spagna, ma tu non lo sai, e certo la nebbia a banchi, che cancella i confini, fa la sua parte di traghettatrice da uno stato a un altro.
Una nebbia cortina, una nebbia sipario, dove spuntano croci di pietra, cavalli, greggi e frecce segnaletiche.

In cammino, impari subito che nei sentieri che fanno paura incontri sempre qualcuno.
Si apre il sipario e ti trovi di fronte a B.O.B. (Beast of Burden) e sua moglie Janelle. E poi c’e`Aene (Onia in gaelico). Sembra spuntata fuori da qualche leggenda irlandese, e cammina leggera sopra la coltre di nebbia. La vedro’ sparire cosi’, con il suo ritmo implacabile, steppin and steppin’ and steppin’. Lightly and misty.

Si aprono altre cortine e spuntano un uomo in un mantellone cobalto, duro duro come un preludio tedesco. Ha tratti massicci e squadrati, occhiali sapienziali. Davanti a lui la sua bimba svelta come una fuga. Lui e’ un rifugio di pietra che discende l’erta a piccoli passi, lei un’anguilla alla merce’ dei pericoli. Eppure e’ l’anguilla che trova i passaggi segreti e apre i sentieri. Cosi’ avvolti dalla coltre abissale, sembrano gli ultimi rimasti al mondo. Zenith e Nadir dell’ultima preghiera rimasta. E mi viene di pensare a “La Strada” di Cormac Mc Carthy, vista la somiglianza del rapporto tra i due.
Dopo avere offerto al colosso un’aspirina per il suo mal di testa, gli chiedo se l’ha mai letto “La Strada”. Non sembra conoscerlo ma appena capisce che sono italiano erompe in una risata fragorosa e bofonchia “ya ya italiano, spaghetti, mandolino, pizza, Balotelli.”

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