Testi

Attaccavano un’acciuga

feat. O.P.S. (Officina per la Scena)
Le vie impervie e il sale, composto prezioso i cui traffici partivano dal mare, risalendo le coste fino alle valli. Il disco si apre con questo distacco-abbraccio verso la civiltà contadina, come a dire che altre partenze e altri mondi ci son stati, e altri ancora a venire, anche se noi contadini non lo avremmo mai pensato (Gigi Giancursi, produzione artistica).

Attaccavano un’acciuga a un cordino
Dondolava le ore ad un filo
Si sentiva le onde domandare
Rimaneva l’amaro del sale…

 


Telefono casa

Il senso della mancanza mentre tutto è in marcia. Ritmo sostenuto, riflessioni e invocazioni. Sentirsi alieni nella propria vita, fatta di gioie mancate, di tradimenti, di sussidi, di certezze che spariscono (Gigi Giancursi, produzione artistica). 

Eccomi, il miglior nemico dell’Uomo
Un U.F.O. tutto fumo e telefono casa
Ma se telefonando io parlassi con me stesso, mi domanderei
“Come mi vedi adesso?”
E appoggerei l’orecchio al mio cuore di bambino e mi direbbe
“Traditore, fa lo stesso”

I raggi X mi hanno appena fatto la foto
Diagnosi: un sospiro vestito di piombo
Ma se telefonando io parlassi con me stesso
rivorrei gli occhi che ho venduto a poco
E appoggerei la bocca al mio cuore di bambino e pregherei
“Sono io, batti un colpo”
E gli direi
“Vieni via con me, non ho amore, non ho figli ma ho le chiavi dell’auto”
E appoggerei l’orecchio al mio cuore di bambino e mi direbbe:
“Sei tu il mio aguzzino”

Libero t’hanno un nome per bruciare i ponti
Libero t’hanno dato un nome per appuntamenti
Libero, lì in cima al tetto, la tua vita è un ghetto

Io ero il primo a pensare che ogni apice del mondo esplodesse in un fiore
Io ero il primo a immaginare di tornare in una casa con qualcuno ad aspettare
Io ero il primo a sostenere che la gioia si allenasse con i muscoli facciali
Io sono il primo sconsolato, sono il primo che ho tradito;
quello senza fede al dito, quello che si schifa in video
sono il primo su Saturno, sono quello del sussidio
che è scampato al suo suicidio

Libero m’hanno dato un nome per appuntamenti
Libero m’hanno dato un nome per bruciare i ponti
Libero qui in cima al tetto il mio cuore è un ghetto

Telefono casa
se è così, telefono casa

 


Le cose prime

In un certo senso, una canzone alchemica sull’Amore irrealizzato e sulle priorità dei desideri. Una delle melodie più emozionanti dell’intero disco (Gigi Giancursi, produzione artistica).

Piegata la schiena a fare stagione
Si mise in cerca del mondo
Cavare dal basso l’oro profondo
Poteva bastare all’amore
E adesso ha un elenco di cose:

Il corpo esausto, il cielo, la sete di sete
Il deserto, i tuffi d’indole, la neve e il silenzio
La banda che va, i fiori, il fiume che insegna a lasciare,
I passi, la luce dei contorni, le risa, le cose prime,
L’amaro che tu non ci sia

E aveva iniziato a pensare a lei
Insieme con le cose prime
E in trepida attesa doveva star lei
Nel posto delle cose prime
Ma in fondo alle righe ed infine lei
Non era tra le cose prime

Cercare dal basso l’oro profondo
Poteva bastare all’amore
E adesso ha un elenco di cose.

 


Fulgida stella

feat. Fratelli Mancuso
E’ possibile un connubio tra l’antico e il moderno? Tra la terra e le stelle? Tra quello che eravamo e quello che siamo diventati? Grazie agli strumenti arcaici e le voci dei Fratelli Mancuso – stelle della world music internazionale – incontriamo tessiture electro e inflessioni ancestrali, sul sentiero di questa canzone di perdita e nostalgia celeste (Gigi Giancursi, produzione artistica).

E’ l’ora del tg ma qui è tutto ok
Certe notizie non arriveranno mai
Ho scelto un posto che si chiama Benvenuto
Di quel che avevo ora ho solo il saluto

E torno ancora giù in fondo al precipizio
Guardo le stelle e il loro ordine fittizio

Fulgida Stella
Milioni di anni luce fa
Ti sei spenta
Dimmi se la cenere ha un’anima

Portano sassi alla croce di ferro
Lasciare un peso può costare più di un mutuo
Avrei lasciato una ciliegia ed un anello
Ma i demoni han passo di mercurio

Mi metto comodo in fondo al precipizio
Guardo le stelle e il loro ordine fittizio
Fulgida Stella
Milioni di anni luce fa
Ti sei spenta
Le cicatrici sono le stelle di Van Gogh
Anima…
Anima…
Anima…

 


La grande migrazione

feat. Matteo de Simone (Nadàr Solo)
Nel mondo che abitiamo abbiamo infinite possibilità e pochi strumenti per realizzarne una. Restano soltanto “i piedi che portano via”. Ognuno di noi parte per la propria grande migrazione salutando il proprio divano (Gigi Giancursi, produzione artistica).

Il suffragio universale ci convinse a violentare gli harem degli altri
Poi la nonna fece 150 anni di bucato sporco tra i fischi
E ora tocca a noi che abbiamo i mappamondi accesi e i fari spenti
E non è mai stato così chiaro che parliamo e mezzo mondo s’addormenti

Ma i piedi che portano via
Son desideri ciechi
E arrivano prima al mattino

James è lì che cerca ancora dai capelli alla suola un senso
Mai stato a scuola lo capisce solo ora che in pancia ha un verso
Che gli dice “muovi il culo e cercati l’inverno più intenso”

Ma i piedi che portano via
Son le armi dei profeti
Preghiere in mancanza di chiese

E’ la Grande Migrazione
Salutiamo il divano e scriviamo sulle cartoline
Che siamo l’acqua da lasciare, che siamo l’acqua da trovare
E abbiamo sete e un calice di sale

Ma i piedi che portano via
Son battiti di ali
Andiamo ad aprire la gabbia più grande

Ma i piedi che portano via
Son giochi degli dei
Rifanno il mondo da capo

 


Radice

Un’atmosfera di folk mediterraneo apre un nuovo capitolo al viaggio di conoscenza che percorre il disco. Un perfetto equilibrio tra il sud e il nord, tra l’alto e il basso, tra la voglia di mettere radici e la paura di farlo per davvero. Ispirata all’homo radix di Tiziano Fratus (Gigi Giancursi, produzione artistica).

Credimi
Se ci penso i tuoi passi parlano
Molto più dei fondi del caffè
Perché hai messo le radici dentro me
Credimi
Ho visto il mare aperto e so difendermi
Ho conosciuto il ladro e il pescecane, la puttana e lo sfruttatore
Ho visto il male aperto e so difendermi

E non riesco
Non ci riesco a difendermi da te
Uomo radice
Costruisco una casa dentro te

Fino a te
i miei passi , se li pensi, arrivano
Leggono nei fondi del caffè
Perché ho messo le radici dentro te
Credimi
Ho visto il mare aperto e so difendermi
C’erano la peste e l’asfissìa, la vittima ed il torturatore
Ho visto il male aperto e so difendermi

Ci riuscirei
Ma poi non riesco a difendermi da te
Donna radice costruisci
Una casa dentro me
Ci riuscirei
Ma poi non riesco a difendermi da te
Uomo radice costruisco
Una casa dentro te

Donna radice
Costruisci una casa dentro me

 


Nuova grammatica

di Orlando Manfredi e Irene Salza (da un’idea di I.Salza)
Un po’ Africa nell’atmosfera delle strofe, Caraibi nella ritmica, e un pizzico di Perturbazione. Ma in principio era il Verbo, il Logos. Tutto ciò che conosciamo, lo descriviamo a parole. La crisi e la rinascita sono due grammatiche in lotta, come famiglie tradizionalmente avverse. E noi in mezzo (Gigi Giancursi, produzione artistica). 

Se le parole sono importanti
Non puoi mai dire “indietro” senza andare avanti
E le parole son passaparole
E i nomi di Rinascita così urgenti
E se i nomi della Crisi
Sono chiusura, povertà, separazione
Così i nomi di Rinascita
Sono il risveglio, la Bellezza, la trasformazione

Ricomincio dalle lingue
Mastico un po’ di mandarino
Sì, ritorno a scuola
E sotto braccio ho
La mia grammatica di Crisi e di Rinascita

Gli aggettivi della Crisi
Sono profonda, lunga, esistenziale,
gli aggettivi della Rinasciata
sono sognata, immaginata, costruita
Gli avverbi cambiano il senso
E sono quando, ingiustamente, mai
E ti dà un senso di Rinascita
Se usi dolcemente, qui, adesso

Io mi applico alle lingue
Mastico un po’ di mandarino
Sì, ritorno a scuola e
Sotto braccio ho
La mia grammatica di Crisi e di Rinascita

Tra le famiglie di Crisi e Rinascita
S’intromisero i parenti
Li chiamavano pronomi
Erano lei lui loro
Ma non diamo peso alla cosa
Dietro al velo della sposa
I pronomi della Rinascita
Siamo Io Tu Noi
E siamo già in ritardo evidente
Il tempo di Rinascita è il Presente

 


Avenida

feat. Elena Diana (Perturbazione)
Il cuore di quello che si è ascoltato finora e di quello che si ascolterà. La poesia musicale e testuale di Avenida ci porta alla questione fondamentale, al nodo, ai nodi alla vita che ci siamo confezionati, e che ogni tanto riusciamo a sciogliere o ad allentare solo con una certa idea di viaggio, una certa idea di strada (Gigi Giancursi, produzione artistica). 

Svegliami che i topi ballino già in un samba de rua
Portami al fondo di borse fumanti di mercati e città
Sei tregua armata, durata, apnea
Sei mappa mobile ai cuori in marea
E da questo convoglio non vado via
Sto e stringo il tuo male al mio
Bestia distesa che incanti le suole di tanti

Per un nodo alla vita che spinge più in là
Un nodo alla vita che stringe e che toglie
E il sole ci scioglie, la pioggia ci lava via ogni ora più nuova
…Avenida…
…Avenida…

Da ieri ad oggi tutto è come era prima e tutto non è più
Dietro è soltanto la nebbia dei giorni o il fumo di mia virtù
Non so più dire se sia alba o imbrunire
Rossa distesa che prende alle ossa
Come viandante, uccello migrante, nube spumante al via
Conservo i sogni nel petto qui chiuso allo stretto

Di un nodo alla vita che spinge più in là
un nodo alla vita che stringe e che toglie
e il sole ci scioglie, la pioggia ci lava via ogni ora più nuova
…Avenida…
…Avenida…

Avenida di qui passano i tuoi canti e dicono che menti
Che ci lasci sull’attenti
Piegati a fare orecchio ai venti e batti i denti sbatti i fianchi
Non ci senti?
Sono mille e una notte che ci stringe di notte

Un nodo alla vita che spinge più in là
ho un nodo alla vita che stringe e che toglie
e il sole ci scioglie, la pioggia ci lava via ogni ora
…Avenida…

 


Il mondo a catinelle

L’esplorazione dell’adolescenza, da “Les enfants terrible” di Cocteau al “Lato proibito” di Samuele Bersani. Una pioggia di cui si avvertono le gocce, il profumo della terra bagnata ma anche un sereno presentimento che il sole sia poi a due passi, se fatti in direzione dell’Altro (Gigi Giancursi, produzione artistica).

Era il vecchio trucco della noia
Sgretolare il muro con le crepe
Io sognavo un viaggio per il lato scuro
E di chiamarmi “occhio di gioia” da lì in poi

Poi come d’autunno sui palmi le figlie
Manovelle come avemaria
Era già votarsi al fuoco far le paglie
La mia scuola era sciogliere i capelli al temporale
al riparo della pelle e del mondo a catinelle

A vent’anni sei un sasso a filo d’acqua
Salti avanti a quelli sprofondati
Testa bassa e occhi bendati
Giochi con la prima Marlene che passa
Nel mondo a catinelle
Il mondo a catinelle

Qui con te capisco d’esser solo una metà
Qui con me capisci d’esser solo una metà
Lì con sè capì di esser solo una metà
Nel mondo a catinelle


Will machine

feat. Fabrizio Cammarata
“Quest’ordigno uccide i Fascisti!” tuonava la chitarra di Woody Guthrie. “Questo ordigno non uccide nessuno” smussava l’umile chitarra di Orlando, insieme con lui per 760 km a piedi fino a Santiago de Compostela: piccoli piccoli dietro a un grande Desiderio. Quella chitarra fu la sua “Macchina del Desiderio” (Gigi Giancursi, produzione artistica).

The streets were washed
And everyone got calm
Your smoke soaked hands
Would have found no arms
You used to eat in front of any screen
All alone just not to be seen

So leave all behind you
And then take the road
‘cause you long to meet you
switch the need to roar

Never and ever you were so complete
Than steppin’ naked behind your will
Never and ever you have fired a bill
Without a sip of your ashaming pill

But this time is time for your will machine
Engines are fully green
This machine does not kill anyone

 


Falso movimento

feat. Elena Diana (Perturbazione)
E’ in cima alle vette della Società, o prossimi al punto di non ritorno della Velocità, che alcuni capiscono di volere tutt’altro. Il gioiellino pop di matrice rock italica ce lo ricorda alla perfezione (Gigi Giancursi, produzione artistica).

Nessuno porta più l’orologio
Non si regala un secondo a nessuno
E con tutti gli ovunque a tua scelta
Fissi il mostro dell’ora di punta

Ed è umano: c’è chi corre
Ed è umano: c’è chi scorre

E non ti eri mai spostata così tanto
Immobile nel falso movimento
Non prenderanno il tuo desiderio

Siamo fatti in gran parte di acqua
E ci affanniamo per stare a galla
Con i piccoli amori a distanza
Tamponiamo le crisi di ansia

Ed è umano: c’è chi corre
Ed è umano: c’è chi scorre

E non ti eri mai spostato così tanto
Immobile nel falso movimento
Non prenderanno il tuo desiderio
Nel vortice del falso

Voglio camminare
Annusare il mondo come un animale
Fino al mausoleo bruciato
E da lì ritrovare il tuo odore

Ed è umano: c’è chi corre
Ed è umano: c’è chi scorre

E non ti eri mai spostata così tanto
Immobile nel falso movimento
Non prenderanno il tuo desiderio
Nel vortice del falso movimento

 


Dracula sulla strada

Perché Dracula sulla strada? C’è un legame tra Kerouac e Bram Stoker? Acqua. C’è qualcosa tra il vampiro e il percorso? Fuocherello. C’è qualcosa tra Me e un Vampiro? Fuoco. Siamo il sangue che succhiamo dalle esperienze che si chiamano “gli altri”. Che viaggiano come Me. Quanti chilometri ho fatto? (Gigi Giancursi, produzione artistica)

Conservo il gusto sulle labbra
Di Orlando col culo al freddo dei sassi,
che pensa “esco a fare due passi”
Quanti chilometri hai fatto, Amore?

E di Lisa che si sbuccia le gambe nei campi di papaveri
Partita con l’aria dei diciassette anni
Tornerà a casa, saluterà uomini più grandi ma li vedrà cadaveri
Quanti chilometri hai fatto, Amore ?

Del cuoco che metteva a friggere il sale sul mare
Scampato al naufragio, unico dell’equipaggio
Non può dire “sì” diversamente dal suo pellegrinaggio, senza sapore
Quanti chilometri hai fatto, Amore?

Di Kasia e Maciek ed il cane
Che hanno unito i loro passi a quelli di Tomek, che testimonia
Cammineranno fino alla fine della terra e davanti all’oceano
si scambieranno gli anelli della loro cerimonia
Quanti chilometri hai fatto, Amore?

Di quelli che partono feriti
con una lucetta in testa ed il sangue grondante già crosta
e vanno come pionieri in cerca di una nuova idea,una canzone nuova
un nuovo carburante, una nuova economia (un nuovo amore), Quanti chilometri hai fatto, Amore?

Quanti chilometri hai fatto, Amore?
Quanti Sanremo hai sopportato
Quanti Fantozzi hai ingoiato
Quanti specchi hai insultato
Quanti insetti hai schiacciato
Quanti operai hai bruciato
Quante bestemmie hai liberato
Quante parole non hai pronunciato
Quante volte non sei riuscito
Il sole acceca e la luna è una moneta sbiadita
Tutti ho conosciuto su questa strada
e ancora di tutti ho sete

 


Io e l’ombra

feat. Elena Diana (Perturbazione)
Tutto il viaggio iniziatico contenuto in questo disco viene analizzato da lontano. Ora è dentro un “C’era una volta”. Nulla meglio di questa melodia poteva rievocare, come una favola, l’opera che hai appena finito di ascoltare (Gigi Giancursi, produzione artistica).

C’era una volta un tale
E si mise a camminare
Subito un’ombra
insieme a lui scese le scale

L’uomo prese l’ombra per la fronte
e la chiamò orizzonte
E presero la via
Sulla spalla l’ombra era
una farfalla
Presero la via
Presero la via…

Chi lo vide con quell’ombra disse
“Cenere di uomo e niente in mano”
Ma era una Rinascita e non vano
Ora sono in due
Ora sono in due…